SMIRNE

SMIRNE
«Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito, il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese»   (Apocalisse 1:19-20)
 
 
LETTERA ALLA CHIESA DI SMIRNE
 
Apocalisse 2:8-11
 
 
La seconda delle sette lettere alle Chiesa d'Asia è indirizzata alla Chiesa di Smirne.
 
Smirne (lett. amarezza), era una Chiesa povera ma veramente ricca, che attraversa un periodo di persecuzione. 
Qualche esegeta pensa che, come periodo storico, essa rappresenti la Chiesa perseguitata dall'anno 100 al 313 (anno dell'Editto di Costantino o di Milano, che sancì la fine delle persecuzioni contro i cristiani seguito dall'Editto di Teodosio, nel 380, che fece del cristianesimo la religione di Stato).
 
 
1. LA CITTÀ E LA CHIESA DI SMIRNE
 
Smirne era una città molto ricca; fu fondata circa mille anni prima della nascita di Cristo. 
Patria presunta di Omero, fu distrutta dai Lidi nel VI sec. a.C. e poi riedificata. Occupava, ed occupa tuttora, uno dei siti più belli in fondo al golfo del Mar Egeo; famosissimo è il suo porto. 
 
Distrutta nel 600 a.C., riprese il massimo della sua vitalità proprio durante il I secolo d.C. 
 
La rinascita di questa città dopo la terribile distruzione spiega le ricorrenti allusioni alla morte e alla vita. 
 
Smirne fu inoltre molto fedele a Roma, al punto che il senato la scelse per l’erezione di un nuovo tempio dedicato al culto imperiale. 
 
Era qui presente una nutrita colonia giudaica, dalla quale potevano trovare incoraggiamento movimenti ostili ai cristiani (ecco il perché dell’espressione «sinagoga di Satana»).
 
Per quanto riguarda l’espressione della corona, possiamo rifarci ai giochi olimpici (per cui Smirne era famosa) in cui si premiavano i vincitori con una corona.
 
Come Efeso, era una città commerciale e ricca, ma vi erano anche qui dei culti idolatrici, su tutti quello di Bacco
 
La città, seconda per importanza nella provincia, fu famosa per la sua bellezza e per i fregi architettonici degli edifici pubblici, ma era anche corrotta. Il culto a Bacco, dio del vino, e le feste baccanali contribuivano alla corruzione dei costumi.
 
 
FONTI STORICHE
 
 
In Smirne spesso una grande folla si ritrovava nello stadio a gridare: “A morte i cristiani!” 
 
Già dodici credenti erano stati tormentati orribilmente per il divertimento della folla. 
 
Un giorno richiesero: “Venga Policarpo!” 
 
Policarpo, discepolo dell’apostolo Giovanni, era stato pastore di Smirne dal febbraio del 155 d.C.
 
A quella richiesta, i fedeli, che amavano il loro pastore, pensarono di nasconderlo fuori della città. Il suo servo, però, sotto la pressione della tortura, ne aveva palesato il nascondiglio, così dei soldati vennero a prenderlo e lo portarono dentro lo stadio su un carro. 
Strada facendo alcuni lo consigliavano: “Che male c’è a dire Cesare è il signore?” 
 
Policarpo replicò loro: “Voi non mi amate di certo per darmi tali consigli”. 
 
Quando fu introdotto nello stadio, si fece un tumulto infernale. Il prigioniero fu portato davanti al proconsole, che gli ordinò: “Maledici Cristo”. 
 
Policarpo replicò: “Come potrei maledirlo! Sono 86 anni che Lo servo e non mi ha mai fatto torto alcuno. Come vuoi che maledica il mio Re che mi ha salvato?”.
 
Il proconsole ingiunse: “Io ho le fiere: ti getterò in pasto ad esse se tu non cedi”. 
 
“Chiamale! È dolce passare dal male al bene!”. 
 
“Ti getterò nel fuoco”. 
 
“Tu minacci un fuoco che arde un istante e poco dopo si spegne, ma ignori che agli empi è riservato il fuoco eterno del giudizio”.
 
Il proconsole gridò che lo si fosse fatto sbranare da un leone, ma il gioco delle fiere era terminato, così si decise per il rogo. Policarpo fu legato e, mentre pregava, i suoi carnefici diedero fuoco al rogo. Era l’anno 166 d.C.
 
La continua persecuzione e le gravi sofferenze avevano prodotto degli effetti dannosi nell’animo dei credenti di Smirne, gli stessi che potremmo avere anche noi in simili circostanze. Il Signore, però, li stava incoraggiando con la Sua Parola.
 
 

 
LA CHIESA
 
Non abbiamo dati circa la fondazione della Chiesa in Smirne, ma presumiamo che sia nata durante il soggiorno di Paolo ad Efeso dato che Demetrio si lamentò dicendo: «e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia (proconsolare), dicendo che quelli costruiti con le mani, non sono dei» (Atti 19:26). 
 
Dato che Smirne era distante da Efeso solo 50 Km., possiamo credere che la nostra ipotesi sia esatta.
 
Molti commentatori credono che già dagli anni dell'imperatore Domiziano (che regnò dal 14 settembre 81 fino al 18 settembre 96), il conduttore (l'angelo) della Chiesa di Smirne fosse Policarpo[1], che ad ogni modo fu vescovo di questa comunità fino all'anno del suo martirio, avvenuto nel 155 d.C.
 
Nel 107 Ignazio[2], mandato a Roma per esservi giudicato, ebbe occasione di fermarsi a Smirne e di conoscere Policarpo e la Chiesa locale ai quali scrisse una lettera in cui li descrive come “uniti in una fede salda […] fermi nella carità”.
 
 
 

BREVE COMMENTO DELLA LETTERA
 
  «All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita» (v. 8)  
 
Le espressioni con le quali Cristo descrive Se stesso hanno lo scopo di confortare la Chiesa che soffre e che deve prepararsi a soffrire delle prove più grandi. 
 
La comunità di Smirne si trovava a combattere contro due forza nemiche: 
 
  • una popolazione di Giudei totalmente ostile alla fede cristiana
  • ed una popolazione di non-Giudei fedeli a Roma e sostenitori dell'adorazione dell'Imperatore. 
 
La sofferenza e la persecuzione erano inevitabili in un ambiente del genere. Ma Gesù è il nostro Dio eterno, «il primo e l’ultimo», Colui che «è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Ebrei 13:8); Egli ha sperimentato la morte, ma è uscito dalla tomba vittorioso; perciò può sostenere chi è chiamato a sacrificare la vita terrena e allo stesso tempo assicurargli la vita eterna presso di Sé.
 
 
  «Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana» (v. 9)  
 
Il messaggio alla Chiesa di Smirne è il più breve dei sette; comunemente al messaggio per la Chiesa di Filadelfia (Apocalisse 3:7-13) non contiene nessuna nota di rimprovero, ma solo incoraggiamenti e promesse.
 
- La tribolazione si riferisce alle persecuzioni, sia da parte dei romani che dalla popolazione pagana e giudea. 
 
- La povertà probabilmente era riferita sia al fatto che molti componenti della Chiesa appartenevano alle classi più povere (vd. La Chiesa di Corinto – 1° Corinzi 1:26), ma poteva dipendere anche da furti subiti dai cristiani (cfr. Ebrei 10:34). 
 
Ma la cosa meravigliosa è che la povertà di questi cristiani veniva largamente compensata dalle loro ricchezze spirituali: «tuttavia sei ricco» (cfr. Matteo 6:20; 2a Corinzi 6:10; Giacomo 1:9 e 2:5). 
 
L'apostolo Paolo avverte: ogni vero cristiano dovrà affrontare delle prove nel suo cammino di fede (Atti 14:22). 
 
Paolo stesso subì delle prove talvolta dure che contribuirono a formare la sua vita e furono una parte fondamentale nella sua vita di servizio (2° Cor. 6.4-10; 11:22-33), esse tuttavia non lo persuasero ad apostatare dalla fede, anzi egli fu vincitore (Romani 8:18).
 
Oggi non siamo perseguitati e nemmeno poveri (grazie a Dio abbiamo il necessario per vivere), forse per questo abbiamo carenza di ricchezze spirituali? Dio ci aiuti.
 
La chiesa di Smirne è povera, eppur ricca: povera di beni materiali, perché composta di persone non appartenenti ai ceti ricchi, influenti, colti; povera anche perché spogliata dalla persecuzione; eppure ricca di beni spirituali, più preziosi e permanenti. 
 
- Tali furono i primi discepoli di Cristo; non avevano né oro né argento; ma possedevano una potenza di vita spirituale capace di trasformare il mondo. 
 
- Tale fu la chiesa di Gerusalemme, tale quella di Corinto e tali migliaia d'altre nel corso dei secoli. 
 
La povertà materiale non toglie né ad una chiesa né ad un'anima la possibilità d'esser ricca in fede, ricca in amore per il suo Salvatore, in isperanza giuliva, in coraggio, in pazienza nel sostener le prove, in zelo per la causa dal Vangelo, in, umiltà, in amor fraterno, ricca di tutte le virtù che sono i frutti dello Spirito.
 
Leggiamo anche il testo di Giacomo 2:5: «Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?» 
 
Sia l'esempio di Smirne un conforto per i cristiani che sono tribolati o poveri. 
 
Il Signore conosce le loro prove e ricorda ad essi ed ai loro fratelli più agiati che i beni spirituali sono di ben altro valore che quelli passeggeri.
 
In secondo luogo, «le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono» non fanno che confermare l'odio dei Giudei nei confronti degli ambasciatori del Vangelo, largamente attestato nel libro degli Atti. 
 
Giustino Martire [3] accusò i Giudei di maledire, durante loro riunioni nelle sinagoghe, coloro che credevano in Cristo.
 
Le calunnie da parte dei non credenti hanno sempre accompagnato gli uomini e le donne che amano Cristo; Egli stesso disse: «Voi pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera» (Luca 12:51-53).
 
“Corruptio optimi, pessima”. 
I Giudei che son tali soltanto di nome e in virtù della loro discendenza carnale, non sono veri Giudei, membri del popolo di Dio, ma possono diventar una sinagoga di Satana. 
 
Così coloro che di cristiani hanno soltanto il nome, ma non hanno né la fede né la vita del discepolo di Cristo, non sono in realtà cristiani; e una chiesa composta di tali membri può diventare anticristiana ed essere uno strumento di Satana per calunniare e perseguitare i figliuoli di Dio.
 
L’unica difesa alla calunnia rimane la buona testimonianza (1° Pietro 3:14-16).
 
 
 

LE ESORTAZIONI SPECIALI
 
 
- NON TEMERE
- SII FEDELE
 
- LA PROMESSA: LA corona della vita.
 
 

«Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita» (v. 10)          
 
La persecuzione dei credenti procede sempre dal diavolo, mai da Dio
 
Satana ha sempre fatto in modo che i credenti siano stati messi in prigione e persino uccisi, ma nessun vero cristiano ha mai temuto la morte perché essa comporta un premio: «la corona della vita». 
 
Satana ha potuto danneggiare il corpo dei credenti, ma mai il loro spirito.
 
La tribolazione non è segno di infedeltà, anzi potrebbe essere tutt’altro (Marco 13:9; Atti 14:22; 2° Timoteo 3:12).
 
 
La tribolazione «per dieci giorni» sta ad indicare una persecuzione intensa, ma di durata molto breve, anche se qualche commentatore ha voluto vederci una persecuzione di dieci anni oppure le dieci persecuzioni che si contano da Nerone a Diocleziano (64 – 303 d.C.). 
 
Il periodo si sarebbe poi concluso con l’Editto di Milano che avrebbe portato pace in tutto l’Impero.
 
Il Nuovo Testamento insegna sempre a soffrire per Cristo anche sino alla morte, se necessario (cfr. Ebrei 12:4; Apocalisse 12:4).
 
Comunque sia la prova, ha sempre un inizio ed anche una fine ben definita e chi vince riceverà di diritto un premio.
 
 
NOTA
 
- Una prova di dieci giorni fu quella a cui si sottopose il profeta Daniele, che chiese di nutrirsi solo di legumi (cfr. Daniele 1:12-20).
 
- Anche l’apostolo Pietro incoraggia i cristiani affermando che le prove durano solo «un po’ di tempo» (1° Pietro 1,6-9 e 5,10), e Giacomo scriverà: «Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza» (Giac. 1:2-3)
 
- La «corona della vita» simboleggia il premio consistente in una vita beata, perfetta, eterna. 
Essa è data a coloro che lottano e superano le prove (Giacomo 1:12), che lottano e rimangono fedeli (cfr. Filippesi 3:13-14; 2° Timoteo 4:7-8). 
L’immagine è tolta dalle gare olimpiche. Nello stadio di Smirne si assegnava il premio al vincitore, ma Cristo promette un premio speciale, una corona, a quanti sarebbero rimasti a Lui fedeli fino alla morte (Giacomo 1:12)
 
 
«Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda» (v.11)    
 
A conclusione troviamo, come in tutte le sette lettere, un invito generale a porre mente al messaggio annunciato: «Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».
Ma allo stesso tempo, come in tutte le sette lettere, c'è la promessa fatta «a chi vince»; in questo caso consiste dal non essere colpiti dalla morte seconda, cioè la morte eterna (cfr. Apocalisse 20:14 / 21:8).
 
Anche se i credenti passeranno per la morte fisica, non saranno colpiti dalla morte seconda.
 
Il termine “morte”, nello specifico, significa “separazione”. 
 
Consiste in un aspetto universale che è morte in tutte le sue accezioni: 
 
  • spirituale, l'essere “separati” da Dio non avendolo accettato, ma vivendo comunque la vita fisica (Genesi 2:1 / Efesini 2:5);
  • fisica ovvero l'essere “separati” dal mondo e dagli affetti terreni (Genesi 3:19)
  • ed eterna, che è appunto, la morte alla quale Cristo quivi si riferisce (Giovanni 8:24).
 
Di conseguenza: 
 
  • La prima morte è quella fisica,
  • la seconda è la condanna eterna che toccherà a coloro che non hanno ubbidito alle parole del Signore Gesù: «Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell'ultimo giorno» (Giovanni 12,48). «…ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E` questa la seconda morte» (Apocalisse 21,8).
 
 
 
[1]     Policarpo di Smirne (Smirne, 69 circa – Smirne, 23 febbraio 155) fu discepolo dell'apostolo Giovanni e divenne vescovo della Chiesa di Smirne. 
Come teologo, godette di grande autorità e fu uno dei pastori più stimati del tempo.
 
 
[2]     Ignazio d'Antiochia (morto a Roma nel 107), si pensa sia stato successore di Pietro alla guida della Chiesa di Antiochia; morì martirizzato a Roma sotto l'impero di Traiano.
 
 
[3]     Giustino Martire o Giustino di Nablus (Flavia Neapolis, 100 – Roma 162) è stato uno dei primi apologeti (difensori della fede) cristiani. 
Condannato a morte da Giunio Rustico, prefetto di Roma, fu decapitato insieme ai suoi discepoli.